Racconti d’Architettura

Dal professionista con un lungo percorso alle spalle a chi interpreta il progetto in chiave più contemporanea, ogni voce racconta l’architettura come pratica quotidiana, fatta di responsabilità, ascolto, ricerca e relazione con il territorio.

Autori: Tommaso Michieli, Filippo Saponaro, Elia Falaschi

Quando ho iniziato il mio mestiere in libreria Tarantola mi sono spesso sentito dire “è la libreria degli architetti”, ma non è stato immediato capire il significato di questa affermazione. Qualche anno dopo mi è stato più chiaro: il rapporto tra architetto e libreria è in un certo senso osmotico. Chi fa questa professione è (o era, ma ci arriviamo) in un certo senso votato a frequentare le librerie.

Forse perché questo mestiere impone, o dovrebbe imporre, di dover alambiccarsi tra competenze tecniche, artistiche, sociologiche e anche, meramente, lo stare ben piantati sul proprio territorio. Questo fa si che l’architetto diventi un cliente difficile da decifrare, un animale sfuggente capace di spaziare dal romanzo al catalogo d’arte, dal formulario tecnico alla tiratura limitata di quel libro di poesie stampato a Venezia in “quella calle dove, da studente…”. Frequentatore assiduo, difficile da accontentare, l’architetto però partecipa. Partecipa alla vita della città e quindi anche alla vita della libreria. Forse lo fa per tenersi aggiornato, o per curiosità personale. Magari per dar sfoggio di qualcosa o per procacciarsi clienti. Ma forse lo fa per tutti questi motivi, perché è un architetto e come le sue letture, la sua professione sfugge alle categorie. Per questo mi piace pensare che la Tarantola, per l’assortimento librario e anche per quello sfuggire alle categorizzazioni, sia una libreria a misura di architetto.

Eppure oggi queste istanze sono cambiate, come è cambiato il modo di fare libreria e come penso sia cambiato il modo di fare la professione. Si perde il gusto alla lettura come quello alla frequentazione degli spazi, alla partecipazione. Uno stillicidio di un rapporto, quello tra librario e architetto, che diventa sempre più labile. Gli studi si spostano fuori città, gli orari si protraggono e quel baluardo di civiltà libraria che è l’Architetto diventa sempre più simile al suo più acerrimo nemico: l’ingegnere (non me ne vogliano i clienti ingegneri, ma da figlio di architetti in quest’ambito ho avuto una formazione manichea).

Per questo il percorso ideato e realizzato da architrip è stato interessante: portare gli architetti a riappropriarsi di uno spazio, quello della libreria, che gli è proprio. È stato un percorso utile per chi ha assistito, per chi è intervenuto e anche per noi che lo abbiamo ospitato. Ci siamo ritrovati, a volte senza conoscerci. Penso che questo facciano i luoghi ben progettati in generale e le librerie in particolare.

Giovanni Tomai

Libreria Tarantola, Udine

Niente conferenze, niente lezioni frontali: solo domande comuni e risposte irripetibili. Venticinque quesiti che diventano il filo conduttore di conversazioni intime, capaci di restituire visioni, esperienze e approcci diversi al mestiere di architetto.

Nel primo volume incontriamo:
Adriano Conti, Enrico Sello, Luigi Soramel & Claudia Gasparini, Silvia Pedron e Nicola Sutto.

Nel secondo volume incontriamo:
Franco Molinari, Bernardino Pittino, Riccardo De Santis, Stefano Pilosio, Alessandro Zuccolo e
Giulia Pecol. Sei architetti, sei percorsi differenti, un racconto corale che restituisce la complessità del fare architettura oggi.
Le fotografie e i ritratti di Elia Falaschi accompagnano i testi, catturando volti e atmosfere, mentre la struttura a domande e risposte rende la lettura scorrevole e coinvolgente.
“Racconti d’Architettura” non è solo una raccolta di interviste, ma un archivio di esperienze che riporta l’architettura al centro di un dialogo culturale e umano. Un libro pensato per architetti, studenti e appassionati, per chi vuole scoprire cosa c’è dietro un progetto e dietro chi lo immagina.

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