{"id":618,"date":"2026-07-20T09:19:33","date_gmt":"2026-07-20T09:19:33","guid":{"rendered":"https:\/\/architrip.it\/?p=618"},"modified":"2026-07-20T09:38:48","modified_gmt":"2026-07-20T09:38:48","slug":"paesaggi-sospesi-il-parco-archeologico-di-aquileia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/architrip.it\/?p=618","title":{"rendered":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_4_line_height=&#8221;1.2em&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.6em&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5>La riflessione che seguir\u00e0 \u00e8 frutto di una passeggiata tra le rovine di Aquileia fatta con i colleghi Lorenzo Cotrer ed Elisa Mansutti. Le parole che verranno sono la sintesi delle considerazioni fatte durante il nostro itinerario.<\/h5>\n<h5>Questo antico sito archeologico, immerso in una variet\u00e0 di elementi naturali e manufatti sovrapposti, conserva ancora numerosi segreti da rivelare e allo stesso tempo deve convivere con le diverse modalit\u00e0 di fruizione della citt\u00e0. Il testo non vuole dare risposte, ma attraverso la passeggiata, esporre una serie di riflessioni che troviamo utili sul concetto di architettura, archeologia, paesaggio e di come questi temi possano e debbano dialogare. Il nostro tour inizia in piazza Pirano, dove trova sede il museo Nazionale Paleocristiano, per poi proseguire su via Salvemini oggetto di intervento dell\u2019architetto Francesco Steccanella. Il percorso, pavimentato con arenaria di Muggia comprende una passeggiata pedonale e una carreggiata riservata a frontisti e autobus turistici; una serie di sedute rivestite da lastre di arenaria sono dedicate alla sosta e alla collocazione di reperti archeologici. Qui, l\u2019architetto, richiama i resti scoperti durante i lavori, utilizzando come intarsi nella pavimentazione lastre di pietra d\u2019Istria, cos\u00ec da richiamare le dimensioni e l\u2019orientamento delle strutture antiche. Avvicinandoci all\u2019ingresso della via Sacra, sulla destra troviamo il primo <strong>spazio sospeso<\/strong> del nostro percorso: l\u2019area di scavo denominata domus dei Putti Danzanti. Qui, l\u2019accesso vietato evidenzia quello che sar\u00e0 l\u2019elemento architettonico pi\u00f9 presente nel parco durante la nostra visita: <strong>il recinto<\/strong>. Ogni campagna di scavo aperta, ogni fondo visitabile, ogni elemento di pregio riconosciuto, dalle abitazioni private all\u2019impianto sportivo, ogni componente del mosaico urbano trova la propria identit\u00e0 attraverso una perimetrazione; il concetto di margine si concretizza formalmente ogni qualvolta si incorra in un elemento degno di nota.<\/h5>\n<h5 align=\"justify\"><\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_132.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_035.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_margin=&#8221;29px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_line_height=&#8221;1.6em&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.5em&#8221; custom_margin=&#8221;156px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5><strong>\u00c8 davvero necessario che il margine si manifesti formalmente? Creare un museo a cielo aperto, per la gran parte sottoposto a vincoli, (spaziali e\/o temporali) pu\u00f2 essere la finalit\u00e0 ultima di parco archeologico-urbano o esistono altri modi di concepirlo?<\/strong><\/h5>\n<h5>Proseguiamo il nostro itinerario attraverso la via Sacra, una passeggiata archeologica realizzata negli anni Trenta del secolo scorso utilizzando la terra di risulta degli scavi del porto, con lo scopo di unire in un ideale collegamento, le antichit\u00e0 romane, il cimitero della grande guerra e il complesso basilicale.<\/h5>\n<h5>All\u2019ombra del doppio filare di cipressi, ci troviamo ad ammirare la struttura del porto fluviale, mentre sullo sfondo possiamo assistere ad un torneo di calcio tra squadre giovanili locali. Il contrasto tra il silenzio dei resti archeologici e l\u2019animato vociare che arriva dal campo sportivo, pone un altro spunto di riflessione.<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5 class=\"western\" align=\"left\"><\/h5>\n<p><i><\/i><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.6em&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5><strong>Entro quali limiti \u00e8 auspicabile la coesistenza tra il presente e il passato, tra la tutela dell\u2019antico e le necessit\u00e0 del contemporaneo?<\/strong><\/h5>\n<h5>Giunti all\u2019incrocio tra la via Sacra e la vecchia ferrovia Cervignano-Aquileia Pontile per Grado, il cui sedime ospita oggi la ciclabile Alpe Adria, incuriositi dalla grande struttura sulla nostra destra, ci dirigiamo verso l\u2019area denominata fondo Cossar. Il fondo, ad accesso vincolato alle ore diurne, ospita i resti della domus di Tito Macro, visitabile grazie ad una copertura in acciaio, legno e laterizio, che, oltre a proteggere i preziosi mosaici, allude all\u2019articolazione volumetrica dell\u2019antica residenza. L\u2019intervento di musealizzazione della domus \u00e8 frutto di un concorso di idee vinto dal gruppo guidato dall\u2019architetto Eugenio Vassallo e coordinato dal collega Pierluigi Grandinetti. Guardandolo con attenzione campiamo come il progetto cerchi di rispondere alla necessit\u00e0 di alludere alla costruzione della casa romana senza incorrere nella mera copertura.<\/h5>\n<h5>Restiamo all\u2019esterno della struttura, con sguardo focalizzato su quella struttura in legno, acciaio e laterizio <strong>dibattendo sulla necessit\u00e0 di una musealizzazione cos\u00ec spinta, sul ruolo didattico che queste operazioni possano favorire e poniamo un ulteriore tassello alle nostre riflessioni<\/strong>; con il sole a picco sulle nostre teste, decidiamo di avanzare, continuando a discutere.<\/h5>\n<h5>Il percorso naturale ci porta verso la Basilica, che si erge davanti a noi, ma passando per il cancello che si chiuder\u00e0 dopo il tramonto l\u2019accesso al fondo Cossar, ci troviamo dinnanzi a un nuovo manufatto: Domus e Palazzo Vescovile. Mi ricordo dai tempi della tesi di quell\u2019area, di straordinaria importanza, ma ancora da esplorare. \u00c8 infatti con le campagne di scavo del 2016 che si \u00e8 potuto strutturare l\u2019attuale progetto di valorizzazione firmato dagli architetti Tortelli e Frassoni. Esternamente, il fabbricato che trova sedime su quella che era la Stalla Violin, si dichiara con l\u2019utilizzo di acciaio brunito dove viene narrata l\u2019evoluzione del complesso basilicale. All\u2019interno gli architetti risolvono con eleganza il tema della stratificazione dei resti, raccontando uno spaccato dell\u2019evoluzione della citt\u00e0 attraverso i secoli su livelli pavimentali diversi, in una sorta di viaggio nella storia di Aquileia. Da qui iniziamo a porci la questione delle epoche e di come si possa, da un punto di vista narrativo ed esperienziale raccontare la storia di una citt\u00e0 che si struttura per strati sotto le suole delle nostre scarpe. Se in questo caso, l\u2019espediente architettonico ha permesso di disegnare una struttura che si evolve verticalmente, l\u2019interno parco ospita resti confusi di epoche diverse: <strong>come pu\u00f2 essere raccontata l\u2019evoluzione della citt\u00e0? Dobbiamo limitarci ad assistere questo paesaggio come una sorta di non-monumento o dobbiamo fare lo sforzo di comprendere quante e quali Aquileia stiamo visitando?<\/strong><\/h5>\n<h5><\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_065.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.5em&#8221; custom_margin=&#8221;-1px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5>Continuando ad interrogarci, citando esperienze affrontante in contesti analoghi, proseguiamo verso la Basilica. Il complesso basilicale, in cui possiamo inserire anche l\u2019area appena visitata di Stalla Violin \u00e8 un\u2019enorme macchina del tempo, dove percepire i molteplici modi di approcciarsi al tema dell\u2019archeologia adottati da Tortelli e Frassoni.<\/h5>\n<h5>Attraversando la principale piazza cittadina, notiamo subito come le geometrie delle pavimentazioni vogliano raccontare la storia della Basilica, indicandoci con chiarezza l\u2019ubicazione e le dimensioni del complesso basilicale nella sua connotazione originale. Dall\u2019interno della Basilica, oltre ad ammirare il famigerato pavimento mosaicato \u00e8 possibile scendere sotto il piano di calpestio per visitare la Cripta degli Scavi, scoperta poco prima della Grande Guerra, che conserva le testimonianze di diversi edifici che si sono sovrapposti nel corso della storia. In adiacenza al Battistero a pianta ottagonale troviamo la S\u00fcdhalle (sala sud). L\u2019edificio museale, facente sempre parte della riqualificazione dell\u2019area Basilicale, si articola come naturale estensione dell\u2019esistente, utilizzando un rivestimento in pietra quanto pi\u00f9 in assonanza con la Basilica; una grande vetrata ci permette di osservare al suo interno l\u2019ampio tappeto musivo. Guardiamo con attenzione i dettagli, i materiali, gli allineamenti con l\u2019intorno e <strong>ci chiediamo quanto possa essere sottile il limite tra una ricostruzione rispettosa dell\u2019intorno e capace di narrare con la propria presenza un passato dimenticato e la necessit\u00e0 di celare ancora qualcosa, di scappare dall\u2019esigenza (e forse responsabilit\u00e0) di raccontare ogni aspetto della citt\u00e0. <\/strong><\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_170.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; force_fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; max_height=&#8221;1000px&#8221; custom_margin=&#8221;66px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_068.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.5em&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5>Tuttavia, la tensione causata da questo dualismo ha spesso portato a conflitti e incomprensioni tra coloro che vivono quotidianamente questo luogo e coloro che si occupano dello studio e della conservazione dei suoi preziosi resti; dunque, <strong>dove poniamo questo limite? Con quale chiave di lettura possiamo dare una gerarchia ai segni della citt\u00e0?<\/strong> Iniziamo dunque gli ultimi passi in quell\u2019area orientale della citt\u00e0, cos\u00ec ricca di stimoli, camminando sul prato che ospitava i grandi mercati romani. L\u2019espediente di rappresentare a terra i segni dell\u2019impianto architettonico qui non riesce a spiegare completamente la maestosit\u00e0 delle strutture, ma comprendiamo che alla densit\u00e0 di episodi appena attraversati si contrapponga anche l\u2019esigenza di un momento di decompressione, uno sguardo sul paesaggio che ci circonda. Seguendo la recinzione che delimita il fondo Pasqualis e i sedimi delle mura romane, attraversiamo l\u2019asse generatore della centuria romana, la via Giulia Augusta, corrispondente oggi alla regionale 352, con l\u2019obiettivo di comprendere quale potesse essere l\u2019estensione della citt\u00e0 romana. Il traffico del week-end in direzione Grado amplifica quella cesura che esiste tra le due aree di Aquileia, una sensazione che ci viene confermata gi\u00e0 dai primi passi, dove notiamo come quella ortogonalit\u00e0 romana, lascia spazio a una struttura urbana pi\u00f9 morbida; le facciate degli edifici, le piccole vie, le linee curve, ci raccontano di una citt\u00e0 molto diversa da quella vista sino a qualche minuto prima.<\/h5>\n<h5>Ci troviamo dinanzi un nuovo layer nell\u2019enorme patrimonio Aquileiese. Qui, infatti, trova sede il museo Archeologico Nazionale, una sorta di appendice di quanto osservato finora, il cui sedime percorre quello delle antiche mura romane, a chiudere idealmente il perimetro del parco archeologico.<\/h5>\n<h5>Camminando lungo via Roma in direzione del municipio, i turisti lasciano spazio agli abitanti del centro storico; un\u2019anziana signora, ci osserva, come se fossimo parte di quella sparuta schiera di curiosi che esplorano la citt\u00e0 nella sua interezza. Lasciamo sulla nostra sinistra una piccola piazza ad uso parcheggio e seguiamo le indicazioni per l\u2019area del Sepolcreto, passeggiando tra villette tipiche della bassa friulana e edifici storici per la gran parte riqualificati.<\/h5>\n<h5>L\u2019ingresso all\u2019area del Sepolcreto si dichiara con l\u2019ausilio di una pavimentazione lapidea e di una serie di sedute analoghe a quelle osservate all\u2019inizio del nostro percorso; in questo caso l\u2019intervento dell\u2019architetto Steccanella ha la funzione di incoraggiare l\u2019ingresso all\u2019area, di dichiarare la presenza di un episodio all\u2019interno del parco archeologico. Entrando nell\u2019area, ci troviamo in un piccolo spazio residuale all\u2019interno di giardini privati, si ha quasi la sensazione di dover chiedere il permesso: dinnanzi a noi l\u2019unico tratto di necropoli attualmente visitabile ad Aquileia costituito da cinque recinti funerari. Si tratta di un\u2019area ad accesso diurno, anche in questo caso, al tramonto diviene un\u2019area preclusa al pubblico. Ci viene dunque spontaneo sommare tutte le aree sotto questa tutela oraria rendendoci conto che gran parte del lato orientale della citt\u00e0, al calare del sole smette di essere fruibile, diviene uno spazio sospeso, in attesa dell\u2019alba per essere vissuto.<\/h5>\n<h5 class=\"western\" align=\"left\"><\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_112.jpg&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.5em&#8221; custom_margin=&#8221;0px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5><strong>Quanto questo possa influenzare la vita di una cittadina di qualche migliaio di abitanti? Se da un lato saremo portati a credere che la citt\u00e0 deve divenire patrimonio permanente e libero dei suoi cittadini, d\u2019altro canto ci chiediamo quanto questo sia necessario in una realt\u00e0 di tali dimensioni.<\/strong> Finita la visita al sepolcreto ci apprestiamo a rientrare verso l\u2019area della Basilica, percorrendo via XXIV Maggio, dove un sistema di rilevati favorisce la percezione dell\u2019area di scavo delle grandi Terme Romane. Area interdetta all\u2019accesso, quella delle terme \u00e8 una delle maggiori aree di scavo della citt\u00e0, ancora oggi in attesa di essere totalmente svelata ma di cui riusciamo a leggere la maestosit\u00e0.<\/h5>\n<h5>Raggiunta nuovamente l\u2019asse di via Giulia Augusta, ci dirigiamo verso sud per visitare il fondo Cal. L\u2019area, facente parte dei gi\u00e0 citati <strong>spazi sospesi<\/strong>, ospita i resti di alcune domus all\u2019interno di un interessante prato verde che a nostro avviso ha tutte le caratteristiche di un giardino pubblico. Quindi sorge spontaneo un pensiero sulla componente urbana del parco archeologico: <strong>\u00e8 giusto che le funzioni della vita quotidiana cedano spazio al progresso degli scavi e limitarsi al ruolo di ospiti di un grande museo all\u2019aperto? Si dovrebbe privilegiare la narrazione storica o quella naturale del territorio?<\/strong> Discutendo di questi temi decidiamo di concludere il nostro tour dirigendoci verso la pi\u00f9 conosciuta area del foro romano. Il rumore continuo dell\u2019intenso traffico rende la nostra conversazione cos\u00ec difficile, <strong>che ci poniamo la questione sul senso di un\u2019arteria di tale portata all\u2019interno di una citt\u00e0-parco e di come questa impatti sulla lettura spaziale del foro<\/strong>. D\u2019altrocanto il tracciato \u00e8 quello della via Giulia Augusta ed \u00e8 in senso narrativo elemento costituente la matrice urbana di Aquileia; quella di arteria di comunicazione \u00e8 l\u2019unica funzione in sostanza rimasta inalterata sino ai giorni d\u2019oggi.<\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_097.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; force_fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; max_height=&#8221;1000px&#8221; custom_margin=&#8221;89px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_5_line_height=&#8221;1.5em&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h5>Il foro, l\u2019immagine pi\u00f9 emblematica di Aquileia, che troviamo su pubblicazioni e cartoline, \u00e8 riconoscibile grazie all\u2019anastilosi di parte del colonnato che portico orientale; a conferma di quanto gi\u00e0 detto, la differenza tra la qualit\u00e0 dello scavo tra lato est ed ovest \u00e8 facilmente intendibile anche se scorgiamo un accesso recintato ai resti del decumano di Aratria Galla, che possiamo percorrere fino ad individuare le mura a zig-zag risalenti al VI secolo. Cerchiamo di prenderci del tempo per prendere confidenza con le dimensioni considerevoli del foro attendendo un semaforo verde che ci permetta di attraversare la strada.<\/h5>\n<h5>Giungiamo alla parte est del foro e iniziamo a tirare le somme ritornando all\u2019auto. Di per s\u00e9, Aquileia \u00e8 un luogo affascinante in cui storia, paesaggio naturale e interventi umani si fondono, non sempre in armonia.<\/h5>\n<h5><strong>Dovrebbe essere considerato un parco archeologico urbano o le funzioni della vita quotidiana dovrebbero cedere spazio al progresso degli scavi limitandosi al ruolo di ospiti di un grande museo all\u2019aperto? Dovrebbe privilegiare la narrazione storica o quella naturale del territorio?<\/strong> Non riusciamo a darci risposte, ma sicuramente abbiamo moltissime domande su cui riflettere risalendo in auto e tornando verso casa.<\/h5>\n<h5 class=\"western\" align=\"left\"><\/h5>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_210.jpg&#8221; title_text=&#8221;VISTACASA&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_divider _builder_version=&#8221;4.24.0&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_divider][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_margin=&#8221;-52px||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p><span>Articolo per conto dell\u2019Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Udinea pparso sul n\u00b0117 della rivista VistaCASA\u00a0 luglio-agosto 2023<\/span><\/p>\n<p><span>Testo: Nicola Sutto<\/span><\/p>\n<p>Fotografie: Elia Falaschi<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riflessione che seguir\u00e0 \u00e8 frutto di una passeggiata tra le rovine di Aquileia fatta con i colleghi Lorenzo Cotrer ed Elisa Mansutti. Le parole che verranno sono la sintesi delle considerazioni fatte durante il nostro itinerario. Questo antico sito archeologico, immerso in una variet\u00e0 di elementi naturali e manufatti sovrapposti, conserva ancora numerosi segreti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":615,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>A CURA DI: TOMMASO MICHIELI E FILIPPO SAPONARO FOTO: MASSIMO CRIVELLARI<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>No, non c\u2019\u00e8 alcun errore nel titolo ed il plurale \u00e8 assolutamente voluto perch\u00e9 le riflessioni che vogliamo fare in questo articolo riguardano due differenti Malignani le cui vicende ci hanno permesso di ragionare su principi che li accomunano e che crediamo possano rappresentare delle lezioni quantomai attuali.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il primo Malignani \u00e8 naturalmente Arturo noto inventore udinese, uomo dai mille interessi, celebre (ma non abbastanza) per il brevetto, necessario al perfezionamento del vuoto all\u2019interno delle lampadine ad incandescenza, venduto direttamente a Thomas Alva Edison. Il secondo protagonista della nostra storia invece \u00e8 l\u2019Istituto Malignani, opera progettuale degli architetti Renzo Agosto, Emilio Mattioni, Enzo Pascolo e Roberto Panelli.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:media-text {\"mediaId\":31,\"mediaLink\":\"https:\/\/architrip.it\/?attachment_id=31\",\"mediaType\":\"image\"} -->\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img src=\"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Malignani-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-31 size-full\"\/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\"><!-- wp:paragraph -->\n<p>Molto spesso scuole, teatri, strade e piazze portano il nome di personalit\u00e0 illustri e ne ricordano la storia, tuttavia si limitano a tramandare una memoria. In questo caso a ben guardare sembra esserci un legame differente, pi\u00f9 solido.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Pare che ci sia una continuit\u00e0 una lezione, un modus operandi che unisce un edificio ad un uomo attraverso il pensiero di altri uomini.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>E cos\u00ec in questo pezzo che stiamo scrivendo non vi racconteremo della storia di Arturo Malignani, altri autori pi\u00f9 illustri di noi lo hanno gi\u00e0 fatto egregiamente, e difficilmente ripercorreremo il racconto della realizzazione dell\u2019Istituto. Tanto meno vi descriveremo quest\u2019ultimo perch\u00e9 siamo convinti che le fotografie scattate per noi da Massimo Crivellari parlino gi\u00e0 da sole ed inoltre siamo certi che quasi tutto voi lettori abbiate chiaro in mente questo edificio davanti al quale sarete passati molte e molte volte. Un edificio che davvero rappresenta una delle porte alla citt\u00e0.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph --><\/div><\/div>\n<!-- \/wp:media-text -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Invece proveremo a mettere in parallelo alcune questioni come la citt\u00e0, l\u2019innovazione costruttiva, le relazioni, le opportunit\u00e0 e l\u2019idea di lusso. Prima quindi di parlare dell\u2019Istituto, dell\u2019edificio, della sua architettura \u00e8 urgente iniziare a ragionare di altro, probabilmente pi\u00f9 importante, pi\u00f9 sostanziale. Ogni volta che scriviamo un articolo ci catapultiamo per un certo periodo in un mondo nuovo, facciamo ricerche, leggiamo pubblicazioni, parliamo con testimoni, ci facciamo un\u2019idea del contesto, prendiamo le misure prima di dire la nostra.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Siamo partiti dalla fine dell\u2019800 quando Arturo Malignani brevetta il suo sistema per fare il vuoto all\u2019interno delle lampadine, brevetto che poi vender\u00e0 ad T.A. Edison, risolvendo i problemi finanziari di entrambi e delle rispettive famiglie per alcune generazioni. Per poi passare alla met\u00e0 del \u2018900, al concorso per l\u2019Istituto Malignani vinto da Agosto,Mattioni,Panelli, Pascolo. Ci siamo fermati ed abbiamo fatto quattro conti. L\u2019et\u00e0! L\u2019et\u00e0 di tutti i protagonisti di queste due storie. Malignani aveva 23 anni quando ha letteralmente la sua \u201cilluminazione\u201d ed ottiene l\u2019appalto di gestire l\u2019illuminazione pubblica della citt\u00e0 di Udine ed i quattro architetti hanno una media di 29 anni quando vincono il concorso per la pi\u00f9 importante struttura scolastica della Provincia, ad oggi una delle scuole pi\u00f9 grandi d\u2019Italia. E la cosa \u00e8 in fondo tutt\u2019altro che straordinaria anzi \u00e8 logica, le neuroscienze ci hanno ormai insegnato che quelli sono gli anni in cui la corteccia prefrontale si \u00e8 completamente formata, le energie dell\u2019individuo sono massime, il suo entusiasmo vitale altrettanto, gli studi fanno ancora parte del quotidiano. Quello \u00e8 il momento della vita di un individuo in cui \u00e8 possibile esprimere il massimo del proprio potenziale, del proprio genio, Einstein a 26 anni elabora la teoria della relativit\u00e0 ristretta e rivoluziona la fisica newtoniana.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:media-text {\"mediaPosition\":\"right\",\"mediaId\":33,\"mediaLink\":\"https:\/\/architrip.it\/?attachment_id=33\",\"mediaType\":\"image\",\"mediaWidth\":56} -->\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:auto 56%\"><div class=\"wp-block-media-text__content\"><!-- wp:paragraph {\"placeholder\":\"Contenuto\u2026\"} -->\n<p>E noi che scriviamo in questo momento siamo dei \u201cgiovani\u201d architetti ultra quarantenni che pazientemente attendono la propria occasione. Questa riflessione non ha alcuna finalit\u00e0 di autocommiserazione quanto al contrario di mera e concreta polemica verso un sistema, quello attuale, incapace di comprendere come la strategia per ottenere grandi risultati, come quelli di cui stiamo parlando passa unicamente dalla valorizzazione dei giovani e delle loro enormi potenzialit\u00e0. E questo lo facciamo con ancor pi\u00f9 forza dopo aver passeggiato per aule e corridoi di quello straordinario edificio che \u00e8 il Malignani ed aver respirato energia e potenzialit\u00e0 che deve essere immediatamente messa in campo, utilizzata da e per la nostra societ\u00e0, che al contrario oggi vede spesso i giovani come strumento e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph --><\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img src=\"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Malignani-3-1024x679.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-33 size-full\"\/><\/figure><\/div>\n<!-- \/wp:media-text -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ma i 5 giovani di cui stiamo raccontando che sono vissuti a poco pi\u00f9 che cinquant\u2019anni di distanza tra loro, in epoche molto diverse, sono comunque giovani pieni di energia e perfettamente inseriti all\u2019interno dei pi\u00f9 stimolanti, oggi si direbbe \u201cnetwork culturali\u201d. Arturo Malignani dalla provincia udinese si muove verso Padova e Milano dove intesse relazioni con personalit\u00e0 del calibro di Giuseppe Colombo che gli permetter\u00e0 di entrare in contatto con la Edison, rapporto che avr\u00e0 il suo culmine con un viaggio direttamente a New York.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>I quattro architetti in egual modo fanno parte di quella generazione che importa la lezione del moderno a Udine e lo fa grazie anche ad un costante dialogo tra architetti ed un fortissimo legame con quel potentissimo serbatoio di energia che \u00e8 lo IUAV di Venezia negli anni di Samon\u00e0, Gardella, Scarpa.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Un circolo di architetti pronti ad andare a costruire relazioni fuori dai confini nazionali studiando l\u2019opera organica di Frank Lloyd Wright piuttosto che quella razionale di Le Corbusier o meglio ancora il lavoro di sintesi di Alvar Aalto che pi\u00f9 dei primi due ha profondamente influenzato l\u2019architettura friulana di quegli anni. In questo costante lavoro di ricerca e di costruzione di relazioni, immaginiamo difficili in tempi di viaggi in nave di lettere scritte a mano, vediamo una seconda lezione quella di ricercare lontano, di mettersi in discussione di voler crescere assieme agli altri. Una lezione troppo spesso dimenticata oggi in questo mondo cos\u00ec vicino nel quale con un click \u00e8 possibile raggiungere e parlare praticamente con chiunque... ma oggi siamo tutti di fretta e tutti cos\u00ec concentrati su noi stessi, spesso spaventati dal confronto e gelosi delle proprie conquiste. E quella parte del mondo che al contrario ha capito che assieme si \u00e8 molto di pi\u00f9 inesorabilmente avanza!<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La terza lezione che abbiamo imparato \u00e8 che tutto parte dalla visione di citt\u00e0. Ed oggi appare cos\u00ec difficile ragionare sulla citt\u00e0 e soprattutto incidere su di essa attraverso progetti sostanziali. Malignani concentra davvero le sue attivit\u00e0 per lo sviluppo di Udine e lo fa su molti fronti diversificati. Inizia dall\u2019illuminazione cittadina portando Udine ad essere la citt\u00e0 meglio illuminata al mondo alla fine dell\u2019800, passa a realizzare microcentrali idroelettriche sfruttando il circuito delle rogge, realizza un importante osservatorio meteorologico.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Realizza una linea di tram elettrico che collega la citt\u00e0 fino a Tarcento, quanto sarebbe utile oggi che la via Nazionale \u00e8 divenuto un importante ed intasato asse commerciale. Allo stesso tempo gli architetti vincitori del concorso per l\u2019Istituto Malignani avevano una ferma e solida convinzione che la professione dell\u2019architetto dovesse prima di tutto avere un ruolo sociale e per questo influenzare profondamente le scelte che intervengono sulla forma della citt\u00e0.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Comprendevano perfettamente che il loro progetto in quanto pezzo di citt\u00e0 ne avrebbe necessariamente condizionato lo sviluppo fino ad oggi ed oltre. Inutile nascondere il fatto che tale visione \u00e8 strettamente politica.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Giova tuttavia ricordare che politica \u00e8 \u201cpolitik\u00e9\u201d e cio\u00e8 \u201cci\u00f2 che attiene alla citt\u00e0\u201d, lo sapevano bene i quattro architetti. Tutto questo oggi appare dimenticato, in questi tempi in cui la politica ha paura a parlare di urbanistica, in questi tempi in cui non si \u00e8 capaci di costruire una visione di citt\u00e0, in questi tempi in cui gli architetti, che di polis se ne intendono, sono gli ultimi ad essere ascoltati.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La tecnologia costruttiva lega i due Malignani e rappresenta per noi un ulteriore punto di riflessione. Arturo \u00e8 un imprenditore del cemento armato, di cui coglie le enormi potenzialit\u00e0. Fonda infatti nel 1907 la Societ\u00e0 Cementi del Friuli che nel 1921 si espander\u00e0 anche in Veneto. E\u2019 evidente che oltre al fiuto imprenditoriale in lui c\u2019\u00e8 anche, come sempre, un fortissimo entusiasmo per l\u2019innovazione ne \u00e8 evidenza il suo progetto per una torre in cemento alta 325 metri.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>E l\u2019Istituto che porta il suo nome \u00e8 una perfetta esemplificazione della potenzialit\u00e0 costruttiva ed allo stesso tempo espressiva del cemento armato. La lezione modernista \u00e8 viva in questo edificio costruito mediante principi di modularit\u00e0 ed ottimizzazione realizzativa. Siamo davanti ad uomini che credono nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, scommettono su di essere e le utilizzano in modo coraggioso nella consapevolezza che solo in questo modo si pu\u00f2 avere progresso. Il coraggio di quegli anni dovrebbe farci riflettere rispetto ad un\u2019attuale attitudine a nascondersi troppo spesso dietro al gi\u00e0 noto, alla via gi\u00e0 percorsa e per questo considerata sicura, in ci\u00f2 quello che noi di sicuro vediamo \u00e8 un rallentamento della spinta innovativa ed una stagnazione culturale della disciplina architettonica.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Chiudiamo le lezioni ragionando su un punto del bando di concorso per l\u2019Istituto, un bando scritto in sole 15 pagine ma chiarissimo. Un bando che potrebbe essere di esempio. Ma ora ci interessa una precisa affermazione contenuta nel testo \u201cl\u2019edificio dovr\u00e0 avere la massima sobriet\u00e0 escludendo ogni elemento di lusso\u201d. Passeggiando per gli ampi corridoi invasi al pari della aule dalla luce naturale, guardando dalle finestre lo spazio verde che circondo l\u2019edificio, ammirando le opere d\u2019arte di Ciussi, affacciandoci dalle balconate dell\u2019ingresso quasi fossimo in un foyer teatrale ci chiediamo se davvero non siamo al contrario circondati dal lusso. Un lusso fatto di qualit\u00e0 dello spazio, di semplificazione dei flussi, di funzionalit\u00e0 costante di una macchina che assolve pienamente alla sua funzione, come direbbe l\u2019architetto Riccardo De Santis, di edificio educante proprio in virt\u00f9 di quella per noi enormemente lussuosa qualit\u00e0 spaziale che \u00e8 il frutto del sapiente dosaggio di proporzioni, di bioclimatica (che non \u00e8 una cosa nuova ma antica), di scelta dei materiali. Ed \u00e8 proprio questo lusso silenzioso e discreto che non si vede che forse permette l\u2019innescarsi di relazioni tra persone in un edificio che \u00e8 una citt\u00e0, relazioni che forse genereranno opportunit\u00e0 per quei giovani che si approcciano a costruire il futuro. Punti di riflessione che ci sono parsi sorprendentemente vicini elementi senza tempo che davvero possono modificare la qualit\u00e0 del nostro vivere. Lezioni che si sono fatte materia e che hanno caratterizzato le vite di persone che amavano profondamente i loro mestieri, questo portiamo con noi dopo aver conosciuto i Malignani.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","_et_gb_content_width":"2880","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-618","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-trip"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/architrip.it\/?p=618\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La riflessione che seguir\u00e0 \u00e8 frutto di una passeggiata tra le rovine di Aquileia fatta con i colleghi Lorenzo Cotrer ed Elisa Mansutti. Le parole che verranno sono la sintesi delle considerazioni fatte durante il nostro itinerario. Questo antico sito archeologico, immerso in una variet\u00e0 di elementi naturali e manufatti sovrapposti, conserva ancora numerosi segreti [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/architrip.it\/?p=618\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Architrip\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2026-07-20T09:19:33+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-07-20T09:38:48+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1667\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"architrip\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"architrip\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"10 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618\"},\"author\":{\"name\":\"architrip\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00\"},\"headline\":\"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia\",\"datePublished\":\"2026-07-20T09:19:33+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-20T09:38:48+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618\"},\"wordCount\":3121,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/07\\\/Aquileia_159.jpg\",\"articleSection\":[\"Trip\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618\",\"url\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618\",\"name\":\"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/07\\\/Aquileia_159.jpg\",\"datePublished\":\"2026-07-20T09:19:33+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-20T09:38:48+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/07\\\/Aquileia_159.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/07\\\/Aquileia_159.jpg\",\"width\":2500,\"height\":1667,\"caption\":\"Vistacasa - Rubrica Ordine Architetti Udine - 27\\\/05\\\/2023 - AQUILEIA - Foto Elia Falaschi \u00a9 2023 - https:\\\/\\\/www.eliafalaschi.it\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?p=618#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/\",\"name\":\"Architrip\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00\",\"name\":\"architrip\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"architrip\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/architrip.it\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/architrip.it\\\/?author=1\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/architrip.it\/?p=618","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip","og_description":"La riflessione che seguir\u00e0 \u00e8 frutto di una passeggiata tra le rovine di Aquileia fatta con i colleghi Lorenzo Cotrer ed Elisa Mansutti. Le parole che verranno sono la sintesi delle considerazioni fatte durante il nostro itinerario. Questo antico sito archeologico, immerso in una variet\u00e0 di elementi naturali e manufatti sovrapposti, conserva ancora numerosi segreti [&hellip;]","og_url":"https:\/\/architrip.it\/?p=618","og_site_name":"Architrip","article_published_time":"2026-07-20T09:19:33+00:00","article_modified_time":"2026-07-20T09:38:48+00:00","og_image":[{"width":2500,"height":1667,"url":"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"architrip","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"architrip","Tempo di lettura stimato":"10 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618"},"author":{"name":"architrip","@id":"https:\/\/architrip.it\/#\/schema\/person\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00"},"headline":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia","datePublished":"2026-07-20T09:19:33+00:00","dateModified":"2026-07-20T09:38:48+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618"},"wordCount":3121,"image":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg","articleSection":["Trip"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618","url":"https:\/\/architrip.it\/?p=618","name":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia - Architrip","isPartOf":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg","datePublished":"2026-07-20T09:19:33+00:00","dateModified":"2026-07-20T09:38:48+00:00","author":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/#\/schema\/person\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/architrip.it\/?p=618"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#primaryimage","url":"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg","contentUrl":"https:\/\/architrip.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Aquileia_159.jpg","width":2500,"height":1667,"caption":"Vistacasa - Rubrica Ordine Architetti Udine - 27\/05\/2023 - AQUILEIA - Foto Elia Falaschi \u00a9 2023 - https:\/\/www.eliafalaschi.it"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/architrip.it\/?p=618#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/architrip.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Paesaggi sospesi: il Parco Archeologico di Aquileia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/architrip.it\/#website","url":"https:\/\/architrip.it\/","name":"Architrip","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/architrip.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/architrip.it\/#\/schema\/person\/01209bd0e943da650369e9591cb79c00","name":"architrip","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9f6faf1328c08420fdb8809f2cb9ef5588550773edee45977b1dc735be1e4168?s=96&d=mm&r=g","caption":"architrip"},"sameAs":["https:\/\/architrip.it"],"url":"https:\/\/architrip.it\/?author=1"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/618","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=618"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":624,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/618\/revisions\/624"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/615"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/architrip.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}