Ci sono persone che continuano a parlare anche quando non ci sono più. La loro voce si conserva nei racconti di chi li ha amati, nei ricordi che ritornano all’improvviso, nel modo in cui hanno insegnato agli altri a guardare il mondo. Così è per Mario Puntil. Noi non lo abbiamo conosciuto da vicino: Tommaso lo ha incontrato una sola volta. Ma attraverso le parole della sua famiglia, degli amici e dei colleghi, abbiamo imparato a scoprire chi fosse davvero. Ne emerge il ritratto di un architetto essenziale e diretto, lontano da conformismi e giochi di potere, capace di ascoltare e di prendersi cura. Una presenza calda e autentica, che ancora oggi si fa sentire nel silenzio delle sue montagne friulane, nei segni architettonici che amava osservare e nei racconti che continuano a circolare intorno al suo nome.
Da questa memoria viva è nata l’idea di una borsa di studio che ogni anno affida a uno studente, un laureato o un giovane architetto il compito di indagare un’opera di architettura montana contemporanea del Friuli Venezia Giulia. Il risultato è un piccolo carnet: un quaderno fatto di appunti, disegni, fotografie e riflessioni, capace di trasformare la ricerca in un gesto concreto, di custodire e rilanciare un patrimonio che rischierebbe di restare invisibile. È un modo semplice e potente per continuare a raccontare ciò che Mario amava: l’architettura come dialogo con il paesaggio, come gesto civile e come cura delle cose piccole che ci circondano.
architrip, da quest’anno, sceglie di sostenere questa iniziativa. Non per apporre un marchio accanto a un altro, ma per dare con i nostri strumenti e la nostra rete maggiore visibilità a un progetto che sentiamo vicino. Perché raccontare architettura significa anche fare memoria attiva, restituire senso ai luoghi e costruire comunità intorno a ciò che merita di essere visto meglio. Ed è questo, crediamo, il modo migliore per continuare la conversazione con Mario.
La Borsa di Studio Mario Puntil nasce da un’intuizione condivisa: da Tommaso, dall’architetto Ermes Ivo Buzzi, dalla famiglia Puntil e dall’architetto Federico Mentil, che insieme hanno immaginato un modo concreto e duraturo per trasformare il ricordo in ricerca viva. Ogni nuovo carnet si somma ai precedenti e, insieme, va a formare un’antologia: una memoria in movimento che cresce con il tempo e che porta il nome di Mario. È un modo per dire che la conoscenza non appartiene a pochi, ma si costruisce passo dopo passo, come un sentiero che si apre camminando.
La scelta di concentrare lo sguardo sull’architettura alpina del Friuli Venezia Giulia non è casuale. È qui che si trovano opere capaci di interpretare la modernità con forza e originalità, senza mai perdere il dialogo con la tradizione. Non si tratta di architetture minori: basti pensare a figure come Luciano Di Sopra o i fratelli Valle, che hanno segnato la cultura progettuale del territorio lasciando opere che ancora oggi sorprendono per freschezza e radicalità. Mettere in luce queste esperienze significa non solo valorizzare un patrimonio culturale di assoluto valore, ma anche continuare a interrogarsi sul senso dell’abitare in montagna, sui modi in cui l’architettura può radicarsi nei luoghi e al tempo stesso aprire nuove possibilità.
Ogni borsa di studio ha un valore economico preciso, ma ciò che davvero conta è l’esperienza che offre: la possibilità di misurarsi con un’opera concreta, di attraversarla con la lente dell’analisi, ma anche con la curiosità personale e la sensibilità individuale. È un esercizio che chiede tempo e dedizione, e che restituisce molto di più di ciò che appare. Chi riceve la borsa non lavora mai da solo: c’è un comitato scientifico (ad oggi: Donata Puntil, Tommaso Michieli, Federico Mentil, Marco Ragonese, Lorenzo Cotrer, Giulia Pecol, Marino Pavoni, Fabio Di Qual, Annarita De Conti) che accompagna, suggerisce, orienta senza imporre, lasciando spazio alla voce autonoma del ricercatore. Questo dialogo tra generazioni è uno dei tratti più belli del progetto: chi è più giovane porta entusiasmo e freschezza, chi ha più esperienza offre strumenti e memoria, e il risultato è un racconto che ha il passo della ricerca ma anche l’impronta della vita vissuta.
In un tempo in cui la comunicazione tende a essere veloce, frammentata, spesso superficiale, questa iniziativa va nella direzione opposta. Chiede lentezza, profondità, pazienza. Chiede di stare dentro le cose, di guardare un edificio non solo per le sue forme ma per il paesaggio che lo circonda, per la comunità che lo usa, per le storie che lo hanno generato. È un invito a ritrovare il valore della prossimità e dell’attenzione, a non accontentarsi di immagini veloci, ma a costruire narrazioni capaci di durare. In questo c’è qualcosa di radicalmente contemporaneo: un esercizio di resistenza contro l’oblio, contro l’indifferenza, contro la fretta che cancella.
Per questo la Borsa Mario Puntil non è solo un premio: è un gesto di responsabilità collettiva. Ogni edizione diventa un tassello in più di un mosaico che racconta le montagne friulane e la loro architettura, ma anche i valori di chi crede che la cultura serva a tenere insieme le comunità, a dare dignità ai luoghi, a trasmettere ai più giovani il coraggio di cercare strade non convenzionali. È il modo più coerente di continuare a camminare accanto a Mario, anche se non c’è più: proseguendo il suo sguardo, allargando la sua curiosità, trasformando il dolore della perdita in un progetto che guarda avanti.
La prima edizione della Borsa ha avuto il volto e le mani di Chiara Boccingher. A lei è stato affidato il compito di guardare da vicino la Casa di Sopra a Chialina di Ovaro, opera di Luciano Di Sopra. A prima vista potrebbe sembrare un ex fienile come tanti, un corpo compatto incastonato nel borgo, con la sua austerità montana e i riquadri rossi che attirano lo sguardo dei passanti sulla strada della Val Degano. Eppure, appena varcata la soglia, lo spazio si apre come un respiro inatteso: passerelle sospese, letti-nido, scale che diventano traiettorie di movimento, vedute che cambiano a ogni passo. Di Sopra, urbanista e architetto, ha cucito per sé e per la sua famiglia un luogo dove la tradizione carnica dialoga con le avanguardie che aveva respirato allo IUAV e a Firenze, tra Carlo Scarpa, Leonardo Ricci e le stagioni ribelli degli anni Sessanta. È un esperimento radicale e intimo, che ancora oggi sorprende per freschezza. Il carnet che Chiara ha prodotto è diventato più di una ricerca: è un racconto abitato dalle parole di chi quella casa l’ha vissuta e da chi l’ha voluta rileggere, restituendo a tutti noi la consapevolezza che la modernità alpina non è un fenomeno astratto, ma un paesaggio vissuto, un gioco serio con lo spazio e con la vita quotidiana.
La seconda edizione ha portato Massimiliano Selenati a Prato Carnico, davanti a un edificio che appartiene all’immaginario collettivo di intere generazioni: l’albergo “Ai 7 Nani”. Progettato dal perito edile Canciano Canciani, è un luogo che racchiude la memoria di una Carnia in trasformazione, tra le ferite del terremoto e la voglia di rinascita. Lì dentro non c’è solo l’eco di un turismo diffuso e di un’ospitalità concreta; c’è un modo di pensare l’architettura come tessuto sociale, come spazio per accogliere, condividere, immaginare futuro. Selenati ha intrecciato il racconto di questa opera con le relazioni che Canciani aveva intessuto anche con Carlo Scarpa, lasciando emergere un dialogo sotterraneo tra grande maestro e progettista locale. Il suo carnet ha restituito un mosaico di testimonianze, dettagli costruttivi, fotografie e parole che hanno riportato in primo piano un edificio che rischiava di restare confinato nella memoria individuale, restituendolo invece al patrimonio condiviso di una comunità.
Due edizioni, due viaggi, due sguardi diversi. In entrambi i casi il risultato è stato molto più di un piccolo volume: è stata la conferma che la Borsa Mario Puntil funziona come dispositivo di ascolto, come occasione per riportare alla luce architetture che non appartengono solo a chi le ha progettate, ma a tutti quelli che le attraversano e le riconoscono come parte della propria identità. È il segno che la ricerca, quando è sincera e radicata, non serve solo a fare curriculum ma a costruire legami, a restituire valore, a generare appartenenza.
Ora la Borsa Mario Puntil entra nella sua terza edizione. È il segno che un’idea, quando nasce dal cuore e dalla condivisione, può davvero camminare nel tempo. Ogni anno si aggiunge un nuovo tassello a quell’antologia di carnet che porta il nome di Mario e che custodisce non solo architetture, ma anche sguardi, relazioni, incontri. Da quest’anno architrip è felice di affiancare l’iniziativa: non per cambiare il suo percorso, ma per amplificarne la voce, offrendo i nostri strumenti e la nostra rete per darle maggiore visibilità. È un gesto di gratitudine verso un progetto che ci lega profondamente, perché parla della stessa cosa che cerchiamo anche noi: raccontare luoghi e architetture come esperienze che ampliano la vita delle persone, che insegnano a guardare con più attenzione, che costruiscono comunità intorno a una memoria condivisa.
Essere parte di questa storia significa sentire che non si tratta solo di un premio o di un sostegno economico, ma di un modo di fare cultura insieme. La famiglia Puntil, gli amici, i colleghi, l’Ordine degli Architetti di Udine, i giovani che ogni anno si mettono in cammino con un carnet tra le mani: è la somma di queste presenze che rende possibile l’iniziativa e che ne custodisce il valore. architrip aggiunge la propria voce a questo coro, con l’umiltà di chi entra in una storia già viva e la voglia di portarla a più persone, perché crediamo che il ricordo di Mario non appartenga solo a chi lo ha conosciuto, ma a chiunque oggi voglia guardare il mondo con la stessa curiosità e lo stesso stupore.
È questo, in fondo, il senso più profondo della Borsa Mario Puntil: trasformare la mancanza in presenza, il dolore in gesto, la memoria in futuro. Ogni carnet è una piccola carezza contro l’oblio, un modo per dire che un’architettura non è mai solo pietra e legno, ma spazio vissuto, comunità, storia. E che un nome, se resta legato a un progetto collettivo, non scompare. Al contrario, continua a crescere, a generare incontri, a insegnare.
Per questo invitiamo tutti a partecipare alla presentazione della terza edizione della Borsa, che si terrà venerdì 24 ottobre alle ore 18:00 a Sappada. Sarà l’occasione per incontrarsi, condividere storie e dare avvio al nuovo capitolo di questa iniziativa, che quest’anno è stata affidata all’architetto Enea Michelesio e che avrà come oggetto di ricerca la ex scuola di Fielis, progettata da Gino e Nani Valle. Sarà un momento di memoria e di futuro, un gesto comunitario che continua a dire, anno dopo anno, che Mario Puntil è ancora con noi.
Visita il sito dell'Asssociazione Mario con Noi
Immagine grafica della Borsa di Studio Maio Puntil: Giulia Pecol
Forografie dei due volumi : Massimo Crivellari